Un tunnel tra America ed Europa

tunnel, il lavaggista, lavaggisti

L’edizione  appena conclusa del Car Wash Show Europe 2017 si è distinta per una serie di proposte dal sapore tipicamente americano, con profusione di effetti speciali. Banditi i portali, è l’ora dei tunnel e dei grandi numeri.

 

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Luci e colori per attirare i clienti

Si è svolta da lunedì 25 a mercoledì 27 settembre ad Amsterdam la seconda edizione del Car Wash Show Europe, la manifestazione biennale dedicata al mondo dell’autolavaggio organizzata da ICA (International Carwash Association) come versione europea della celeberrima The Car Wash Show tenuta ogni anno negli Stati Uniti.

 

A battenti appena chiusi tentiamo di fare una sorta di bilancio di questo appuntamento e del suo ruolo in un mercato, quello europeo, recentemente tornato a crescere.

 

American style

A tutti i presenti è risultato evidente la decisa virata verso una specifica tipologia di impianto: il tunnel.

Mentre nella passata edizione avevano fatto bella mostra di sé i portali di lavaggio (in primis di Autoequip e Ceccato), quest’anno tutto è ruotato intorno al tunnel.

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Il tunnel più adatto si sceglie anche così, con un tour virtuale

Ingressi, archi, strutture leggere a tutta vista facilmente accessibili, segnali luminosi multicolori e immaginifici, accessori ed equipaggiamenti per effetti speciali, giochi di schiuma con colori e luci, cortine di mitter oscillanti e rotanti grazie ai quali lavare l’auto non è più una routine (magari fastidiosa), ma diventa un’esperienza unica e personalizzata per l’automobilista.

Una tendenza all’American Style che si manifesta con più forza, per ora, soprattutto nella parte settentrionale del continente (Olanda, Belgio, Germania e Francia del nord) ma che pare destinata a fare presto capolino anche a latitudini più basse.

 

Grandi investimenti per grandi numeri

Beninteso, si tratta di impianti ospitati in eleganti strutture edilizie che richiedono investimenti assai impegnativi (tipicamente a partire da 1 milione di euro), e che pertanto puntano a grosse affluenze e grossi numeri, anche se il traguardo delle 3-400mila auto annue lavate dagli impianti negli USA, dove qualcuno arriva anche a 500mila, restano per l’Europa e l’Italia una meta assai più vicina alla fantascienza che a una realtà futuribile.

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L’immagine conta, e anche la sostanza

Il fatto è che gli espositori americani, e non solo, proponevano proprio questo concetto. Impianti modulari oltre i 50 metri di lunghezza, personalizzabili, carichi di ogni sorta di accessori e gadget in grado di gestire flussi continui di auto. Come quelli di Tommy, il cui stand accoglieva il visitatore con un video in cui si vedeva una sfilata ininterrotta di auto staccate al massimo di un metro e mezzo passare attraverso un tunnel in tre/cinque minuti.

Tra l’altro, proprio Tommy è noto per aver già fornito la sua tecnologia al maggiore centro di autolavaggio italiano, situato in provincia di Como. Ma su questo aspetto avremo modo di tornare in un altro momento.

 

La risposta europea

Come dicevamo, non solo americani, ma anche olandesi come Ace Systems e soprattutto tedeschi.

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Il tunnel SoftLine 2 di Washtec. Non mancano le luci né la nuova tecnonogia a traslazione lineare

In dettaglio WashTec, insieme alla consociata statunitense Mark VII, ha presentato nello stand più grande di tutta la fiera il tunnel modulare SoftLine² caratterizzato dalla novità tecnica della traslazione lineare verticale e orizzontale per le spazzole, gli ugelli ad alta pressione e le soffianti di asciugatura.

“E’ un tunnel modulare disponibile nelle lunghezze da 10 a 60 metri – ha spiegato Gian Luca Meschi, presidente del consiglio di amministrazione di WashTec Italia – che coniuga caratteristiche come la qualità meccanica e il risparmio energetico tipiche delle realizzazioni europee con l’immagine colorata e gli effetti speciali in cui gli americani sono maestri. In Italia abbiamo già venduto una decina di queste macchine in lunghezze fino a 40 metri capaci di trattare da 40 a 120 auto l’ora”.

 

 

 

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