Sfruttamento di minori in autolavaggio

sfruttamento, il lavaggista

L’odioso fenomeno riguarda soprattutto le attività in nero gestite da extracomunitari. Un problema, quello dello sfruttamento, che rischia di trasformarsi in una piaga sociale.

 

Secondo il rapporto di Save The Children ‘Piccoli schiavi invisibili 2018’ ripreso anche dal sito di Assolavaggisti, i casi emersi di lavoro minorile nel nostro Paese nel 2017, riguardanti sia minori italiani che stranieri, ammontano a 220, ma il sospetto è che siano solo la punta dell’iceberg di un fenomeno molto più ampio per lo più sommerso.

 

Clandestinità e sfruttamento

In particolare, oltre il 70% delle violazioni riguarda il settore terziario in cui si producono o forniscono servizi, in particolare nei servizi di alloggio e ristorazione, nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, in agricoltura e in attività manifatturiere.

Tra i minori stranieri vittime di sfruttamento lavorativo in Italia, la maggior parte sono ragazzi egiziani. Si tratta di ragazzi che sentono l’incombenza di iniziare a lavorare per inviare i soldi a casa e ripagare il debito contratto per il viaggio. Per questo tendono ad abbandonare precocemente il sistema di accoglienza (al 31 maggio 2018 si registrano 421 minori egiziani irreperibili e sono particolarmente esposti al rischio dello sfruttamento lavorativo.

 

A Torino e Roma il triste primato

Nella maggior parte dei casi, spiega Save the Children, i minori egiziani vengono sfruttati nel lavoro in nero a Torino e a Roma negli autolavaggi, dove lavorano 7 giorni su 7 per 12 ore al giorno per 2 o 3 euro all’ora, o nelle pizzerie, nelle kebabberie e nelle frutterie dove lavorano anche di notte per compensi che raramente superano i 300 euro mensili.

In tali condizioni di sfruttamento, è purtroppo facile, per loro, essere coinvolti in attività illegali, come spaccio e furti, o assumere mix di cocaina, crack e farmaci a base di benzodiazepine per sostenere turni lavorativi massacranti.

 

Fonte. Save the Children, Assolavaggisti

Photo credit

 

scroll to top