Oil&nonoil oggi e domani

Oil&nonoil

La realtà e le aspirazioni di un evento divenuto ormai un appuntamento d’obbligo per il settore del lavaggio in Italia

In questa intervista Luciano Rizzi, area manager di Veronafiere, commenta a pochi giorni dall’inaugurazione di Oil&nonoil i risultati raggiunti dalla manifestazione e le sue prospettive future, oltre alla situazione generale del car wash in Italia.

L’edizione romana di Oil&nonoil è giunta al suo secondo appuntamento. Quali sono i tratti peculiari che la contraddistinguono rispetto all’edizione di Verona?

Per fortuna non dobbiamo attendere il 29 e 30 ottobre, seconda edizione romana di Oil&nonoil-Stoccaggio e Trasporto Carburanti, la decima della manifestazione, per dire che la nostra decisione di portare a Roma la manifestazione è stata corretta. Abbiamo esaurito lo spazio espositivo del Palazzo dei Congressi, abbiamo in programma 25 convegni e workshop e, soprattutto a 10 giorni dall’avvio l’andamento delle registrazioni on line dei visitatori è sorprendente.
Quando Veronafiere, tre anni fa, acquistò Oil&nonoil-S&TC, pensammo immediatamente di spostare a Roma l’edizione degli anni dispari soprattutto per avvicinarci fisicamente ai centri di direzione economica del settore dei carburanti e a quelli amministrativi che determinano le politiche energetiche e della mobilità in Italia.
Collocammo la manifestazione nell’”oil district italiano”, come viene definita per la concentrazione di aziende del settore, l’area dell’Eur, dove sorge il Palazzo dei Congressi, e la risposta di espositori e visitatori fu molto soddisfacente.
La manifestazione è una, ma ha nelle due sedi, per necessità strutturali e di mercato, aspetti che mutano alcuni tratti della configurazione dell’evento.
Voglio sottolineare che gli espositori di questa edizione vengono da tutta Italia e circa il 50% opera nel Nord, pensiamo che il pubblico arriverà da tutta Italia e sarà composto da operatori qualificati.
Indubbiamente l’”oil” fa la parte da leone, ma, in vista della concreta possibilità di avere nel 2017 a disposizione gli spazi della Nuvola, stiamo lavorando per far crescere anche a Roma il segmento non oil e quello che unisce il trasporto e lo stoccaggio, che hanno bisogno di aree dedicate.

Anche quest’anno Oil&nonoil si caratterizza per un intenso programma di eventi collaterali. Quali ritenete i più interessanti e da non perdere per un visitatore del comparto car wash?

Come ho detto abbiamo in programma 25 eventi, ma guardo con particolare piacere alla prima Assemblea nazionale di Assolavaggisti che si tiene nella mattinata del 29. Sono felice che Assolavaggisti abbia scelto Oil&nonoil per una tappa fondamentale della sua crescita organizzativa. Ho fiducia nell’ iniziativa, che prende coraggiosamente vita in un momento in cui è forte la crisi delle associazioni di ogni tipo e livello. I lavaggisti hanno bisogno e diritto di far sentire la loro voce e chiedere soluzioni ai loro problemi. Sono quasi 10.000 i professionisti del settore, il 63% degli impianti di lavaggio è nelle aree delle stazioni di servizio, ma Assolavaggisti intende rappresentare tutti e questo mi pare una corretta scelta.
Poi il fatto che una grande società di lavaggi come Washtec decida di svolgere un workshop durante Oil&nonoil conferma che sa di incontrare gli imprenditori indipendenti del settore petrolifero e anche del lavaggio.
Anche per noi questa è una tappa importante nel dialogo con la filiera dell’industria del lavaggio che, superato il momento difficile, cercherà nei nostri visitatori i buoni clienti di sempre.

La forza di un settore è anche nelle idee e progetti che è in grado di esprimere. Quali sono le novità positive che vedete emergere da questo punto di vista nell’ambito dell’autolavaggio?

La crisi ha purtroppo causato chiusure di lavaggi e ridimensionamenti produttivi in tutta la filiera. Negli ultimi mesi, quelli che vedono il bicchiere mezzo pieno hanno iniziato a dire che si è ripartiti, quelli che lo vedono mezzo vuoto ammettono che si è fermata la discesa. In questo periodo credo che ci sia stato uno sforzo economico e creativo per adottare soluzioni che facessero ripartire il singolo impianto e il settore nel complesso.
Penso che diradata la nebbia del calo dei lavaggi inizieremo a valutare le nuove scelte, che, immancabilmente, coinvolgeranno le aziende produttrici che a volte anticipano le nuove esigenze. Sicuramente migliorerà la sicurezza (e va dato atto a Federlavaggi di aver molto sensibilizzato sul tema), ci saranno proposte con riduzione dei consumi energetici, ci sarà più attenzione al consumo dell’acqua e quindi anche al riciclo, forse c’è già la voglia di maggiore managerialità…

Nonostante la crisi degli ultimi anni, in Italia è tuttora presente un numero cospicuo di costruttori di impianti di lavaggio e accessori e quasi 10mila lavaggisti. Pensate che oggi ci possa essere spazio, e gli ingredienti giusti, per un’esposizione italiana interamente dedicata a questo settore?

A fine della crisi il panorama produttivo italiano sarà molto diverso da quello di quattro cinque anni fa. In Italia credo non ci sia spazio per un’iniziativa di nicchia, non perché i produttori italiani non abbiamo proposte o perché i 10.000 lavaggisti non siamo un enorme pubblico da cui attirare visitatori, ma perché per organizzare eventi ci vogliono professionisti e perché i costi sono spesso sottovalutati. Occorre ragionare con i produttori e, senza trascurare il mercato interno, è necessario richiamare buyer esteri, cercando una sinergia attraente tra la nostra tecnologia buona e a costi ottimi e il valore di quello che c’è oltre la fiera. A Roma, come a Verona, stiamo sviluppando un progetto di internazionalizzazione che porti nello stand delle nostre aziende, anche medie e piccole, quei buyer che esse farebbero fatica a raggiungere, pur investendo molto più che in una fiera.

Photo credit: Veronafiere

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