Imprese: tasse giù subito per le grandi, per le piccole solo nel 2018

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Sono 3,9 i miliardi di euro l’anno che le medie e grandi imprese risparmieranno da quest’anno in tasse. Per le piccole e micro imprese, almeno 1,2 miliardi. Ma dal 2018.

 

Sarà che le grandi imprese fanno la “voce grossa”, o hanno qualche santo in Paradiso in più, o fanno parte dei cosiddetti “poteri forti” (che cambiano a seconda delle convenienze), sta di fatto che, mentre le grandi e medie imprese pagheranno meno tasse già da quest’anno, le piccole e micro imprese dovranno attendere il 2018.

 

Parlano i numeri

L’Ires, che riguarda le imposte dei redditi sui capitali, già da quest’anno scende dal 27,5 al 24%. Tre punti e mezzo percentuali in meno che corrispondono, secondo l’Ufficio Studi della Cgia di Mestre, a un risparmio di 3,9 miliardi di euro l’anno, che si riducono a 2,2 – pur sempre una bella cifra! -, sottraendo il ridimensionamento dell’Ace (Aiuto alla crescita economica). Mentre lo slittamento dell’introduzione della nuova Iri (Imposta sui redditi), con aliquota al 24%, che interessa piccole e micro imprese (persone fisiche, società di persone, società in nome collettivo eccetera), sposterà al 2018 la sua efficacia, valutata in un risparmio in tasse di almeno 1,2 miliardi di euro.

 

Attività interessate

Le attività interessate alla riduzione dell’Ires sono state poco meno di 630.000, appena il 13% circa delle aziende presenti nel nostro Paese. Complessivamente, il risparmio medio a impresa è calcolato in 6.239 euro, con una “forbice” decisamente allargata tra i vari settori, spaziando dai 39.368 euro di Fornitura di energia elettrica, gas, vapore e aria condizionata ai 1.166 euro di Istruzione. Tra le “voci” interessate figura anche Commercio all’ingrosso e al dettaglio (tra cui rientrano i lavaggisti), riparazione autoveicoli e motocicli, con un risparmio medio a impresa pari a 6.076 euro.

 

Studi di settore, addio

L’unica novità fiscale positiva per le piccolissime imprese è quella già prevista la scorsa primavera, che sostituisce i tanto vituperati Studi di settore con i nuovi Indicatori di affidabilità economica. Prima della fine di quest’anno, infatti, il debutto del nuovo strumento fiscale relativo all’anno di imposta 2017 interesserà una settantina delle 193 categorie attualmente sottoposte agli Studi.

 

Fonte: Cgia di Mestre

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