Fogne, depuratori, acquedotti: mamma mia…

acquedotti

Condotte fognarie inadeguate (67%). Assenza di depuratori in alcune aree (50%). Perdite nella rete degli acquedotti (46%). C’è ancora molto da fare.

Poco lusinghieri, per usare un eufemismo, i risultati della indagine conoscitiva condotta dall’’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico (Aeegsi) su un campione di Piani di intervento del Servizio idrico integrato (Sii) che coprono il 60,6% della popolazione nazionale, Scopo? Vedere se gli investimenti previsti nel quadriennio 2016-2019 siano stati pianificati in modo appropriato (e senza buttar soldi). Una indagine irta di difficoltà, data l’estrema eterogeneità e specificità delle criticità dei vari territori. Attività di depurazione e fognatura – oggetto di infrazioni europee – seguiti dall’attività di distribuzione di acquedotto: questi gli aspetti caratterizzati da maggiori criticità, seguiti dallo stato di salute (si fa per dire…) degli acquedotti.

Due talloni d’Achille…

Raggiungere la copertura totale della popolazione risulta la criticità più rilevante nella gestione del servizio di fognatura. Sul banco degli imputati la vetustà e l’inadeguatezza fisica dell’infrastruttura fognaria (risposte multiple): tratti di condotte gestite (per il 67% delle gestioni), impianti (44%), scaricatori di piena (28%). Stessa musica per l’attività di depurazione: quasi il 50% delle gestioni ha lamentato l‘assenza di tale servizio in alcune aree del territorio servito. E dove esistono, tali impianti risultano inadeguati nel 20% dei casi (obsolescenza impiantistica, non conformità ai limiti di scarico previsti per legge). Ma c’è dell’altro: eccessiva frammentazione del servizio e impianti di dimensioni poco efficienti (30%).

…e acquedotti colabrodo

Quanto alle criticità degli acquedotti (anche qui risposte multiple): forti carenze nelle condizioni fisiche delle condotte (62% delle gestioni che coprono il 67% della popolazione); perdite di rete (46% e 44%); insufficienza delle fonti per garantire la sicurezza dell’approvvigionamento (54% e 69%); vulnerabilità delle fonti di approvvigionamento (25% e 36%), cattivo funzionamento o vetustà dei misuratori di utenza (48% e 54%). Insomma, c’è proprio poco da stare allegri.

Fonte: Aeegsi
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