Federlavaggi: le nuove sfide del settore car wash (parte 2)

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L’abusivismo e concorrenza sleale, ma anche il lavoro nero e la mancata emissione degli scontrini. Le differenze tra i regolamenti regionali e l’importanza di lavorare tutti insieme per contrastare il fenomeno.

Di particolare importanza si è rivelata la conferenza-dibattito di Federlavaggi su di un tema denso di implicazioni per il futuro stesso della professione del lavaggista.

Abusivismo e concorrenza sleale
Il proliferare incontrollato dei lavaggi a mano, spesso gestiti da stranieri e ospitati in strutture inadeguate se non addirittura nei garage delle normali abitazioni, è un fenomeno ben conosciuto in regioni come il Lazio ma che si sta estendendo a tutta Italia.

Indice puntato  contro le differenze tra i regolamenti
“Qui non si tratta tanto di abusivismo” ha sottolineato Gian Luca Meschi, Presidente di Federlavaggi. “Tutti parlano di abusivismo, ma nella maggior parte dei casi non è così. L’abusivismo, e se vogliamo anche il lavoro nero e la mancata emissione dello scontrino, sono il risultato di comportamenti illegali personali”
Il problema che sta alla radice è la differenza tra i regolamenti delle varie zone d’Italia, che dà luogo a fenomeni di concorrenza sleale, ovverosia casi in cui i lavaggio a mano prevalgono sui lavaggisti con impianti perché possono contare su regole più vantaggiose.
Ad esempio, dagli interventi dei lavaggisti presenti è emerso che nel Lazio per avere il permesso di lavaggio a mano è sufficiente che un tecnico abilitato compili telematicamente la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) e dichiari che il lavaggio ricicla interamente le acque di scarico, mentre in Lombardia si applica sempre la medesima procedura, a prescindere che si tratti di lavaggio a mano o lavaggio automatico, con le autorizzazioni che vengono rilasciate solo dopo la presentazione di Scia, Aua (Autorizzazione unica ambientale), progetto dell’impianto elettrico ecc..
concorrenza il lavaggista lavaggistiInoltre vi sono anche differenze nei controlli, che in Lombardia sono molto più frequenti e severi, soprattutto quelli dell’Arpa sulle acque di scarico.

Lavorare insieme nell’interesse di tutti
“Occorre prendere  il migliore esempio di regolamento già esistente” ha spiegato Meschi “ed estenderlo a tutto il paese, in modo tale da portare tutti allo stesso livello”.
“La denuncia dei comportamenti irregolari è la prima strada da percorrere, e questo è ciò che devono fare le associazioni” ha dichiarato Meschi. “Come associazione quindi dobbiamo vedere se è possibile raccogliere informazioni e trasformarle in segnalazioni, e verificare se è possibile controllare ad esempio se le autorizzazioni sono in regola”.
“Ma per arrivare a questo” ha continuato Meschi “è necessario un coordinamento tra le associazioni e la parte politica in modo tale da portare le questioni sui tavoli che contano, fare massa critica e ottenere risultati”.
E qui  è arrivata la proposta di Meschi alle associazioni che rappresentano i lavaggisti. “Il prossimo passo di Federlavaggi sarà quello di aprire la nostra federazione all’intero settore, costruttori e lavaggisti, e poi avere un board eletto e rinnovato periodicamente dove siederà anche un rappresentante dei lavaggisti. Per rendere possibile tutto ciò, a breve introdurremo una modifica al nostro statuto”.

E’ un impegno importante, per il quale noi de Il Lavaggista auguriamo a Meschi il massimo risultato.

 

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