Energia, da qui al 2030 si cambia musica

2030, il lavaggista, lavaggisti

Obiettivo: ridurre nei prossimi dodici anni i consumi finali da 118 a 108 Mtep e portare le fonti rinnovabili al 28% dei consumi complessivi rispetto al 2015

 

La posta in gioco è alta. E gli obiettivi sono ambiziosi. Ma in un Paese come il nostro, dove spesso la politica si muove in funzione delle scadenze elettorali (negli ultimi 70 anni, la durata media dei governi è stata pari a 2 anni e mezzo), tanto di cappello!

Ci riferiamo alla Strategia Energetica Nazionale (SEN) 2017, adottata dal ministeri Sviluppo Economico e Ambiente. E gli obiettivi non scherzano: efficienza energetica, ridurre i consumi finali 2030 da 118 a 108 Mtep; fonti rinnovabili, portarle al 28% sui consumi complessivi rispetto al 17,5% del 2015.

 

Piano articolato…

Di indubbio interesse quanto le rinnovabili dovrebbero pesare nei vari settori: elettrico, 55% al 2030 rispetto al 33,5% del 2015; usi termici, 30% rispetto al 19,2% del 2015; trasporti, 21% rispetto al 6,4% del 2015.

Ma andiamo avanti. Ridurre il differenziale di prezzo dell’energia, contenendo il gap di costo tra il gas italiano e quello del Nord Europa (circa 2 €/MWh nel 2016) e quello sui prezzi dell’elettricità rispetto alla media UE (il 25% in media per le imprese nel 2015).

 

…di largo respiro

Stop alla produzione di energia elettrica da carbone con un obiettivo di accelerazione al 2025; obiettivo che, rispetto al 1990, dovrebbe portare a una diminuzione delle emissioni del 39% al 2030 e del 63% al 2050. Razionalizzare il downstream petrolifero: evoluzione verso le bioraffinerie e uso crescente di biocarburanti sostenibili e GNL nei trasporti pesanti e marittimi al posto dei derivati dal petrolio. Raddoppiare gli investimenti in ricerca e sviluppo “clean energy”, passando dai 222 milioni di euro del 2013 a 444 nel 2021. Ridurre la dipendenza energetica dall’estero dal 76% del 2015 al 64% nel 2030.


…e investimenti aggiuntivi

Obiettivi costosi, quelli elencati, per i quali il SEN ha deciso di stanziare investimenti complessivi aggiuntivi pari a 175 miliardi di euro al 2030, così suddivisi:

110 miliardi per l’efficienza energetica, 30 miliardi per reti e infrastrutture gas ed elettrico, 35 miliardi per fonti rinnovabili. Un bell’assegno, con importanti risvolti, destinato a settori ad elevato impatto occupazionale e innovazione tecnologica.

 

Fonte/photo credit: Mise 

 

 

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